Mia Madre

«Figli miei, per voi io soffro di nuovo i dolori del parto, finché Cristo non sia formato in voi» (Gal 4,19).

Salivi quei monti
e portavi con te una speranza
un sogno già atteso
da tante creature prima di te.
Il vento portava con te le parole
di un uomo venuto dal cielo
un bimbo era nato già dentro di te
e con lui anche ognuno di noi.

Ti sento ogni giorno «mia madre»
perché con lui tu generi me.

Portavi nel cuore
le ansie e la gioia di una fanciulla:
t’aprivi alla vita, cercavi l’amore,
ed eri già madre…
un altro ti prende la vita,
ti getta al di là d’ogni tempo dell’uomo
tu porti nel seno il tuo Dio,
ma senti che nasce ciascuno di noi.

Parlasti con lui
per quei lunghi mesi che l’aspettavi,
discorsi parlati senza parole…
soltanto col cuore,
e Lui si muoveva per te
soltanto per dirti «ci sono davvero».
La vita che tu respiravi
era solo la vita di ognuno di noi.

E c’erano tanti problemi
nel cuore già tutti i giorni,
poi venne il momento di dare la luce,
ma era notte,
sentivi il dolore più umano che c’è:
è il dolore che accende la vita
ti accorgi che quello è tuo figlio;
se guardi però lì c’è ognuno di noi.

Mettevi su casa,
è normale per tutti se nasce un bambino.
Da povera, avevi soltanto quel figlio,
un uomo e il tuo Dio.
La vita era quella di tutti:
avere del pane, un vestito e un affetto,
il sole, la notte, il lavoro
ti davano gioia come a ognuno di noi.

Divenne poi grande quel figlio – non sempre tu lo capivi –
diceva parole,
faceva già cose più grandi di te;
fuggiva di casa, tu andavi a cercarlo
e tornava la sera con te
e tu come tutte le madri
tenevi ogni cosa nascosta nel cuore.

Un giorno ti disse che ormai
la sua ora era arrivata,
partiva di casa,
ma mai tu chiudesti a sera la porta.
Il cielo ogni giorno parlava di lui,
ti portava la voce e l’amore,
sentivi col cuore di madre
già tutto il dolore di un figlio che muore.

La gente diceva anche a te
che tuo figlio era già tanto grande
ed eri contenta… andasti a vedere,
incontrasti i suoi occhi,
ma era una strada ormai sparsa
di tutto il suo sangue (di tutto il suo amore)
e tu non piangevi, gli davi la forza
di giungere da solo a quell’ora.

Lo senti di nuovo bambino
e lo porti tra le tue braccia.
Il pianto che allora era gioia
diventa un grande dolore,
ma dopo tre giorni ti senti bussare alla porta…
ti dicono «è vivo»,
tu corri la terra,
raggiungi il tuo cielo,
lo trovi, rimani con Lui.

Giosi, «Mia Madre», in “Maria… Un altro racconto. Preghiere di giovani”, Edizioni Paoline, Alba (Cuneo), 1977, pp. 50-52.

Foto: Maria di Nazareth / dal web

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